lunedì 16 aprile 2018

Recensione: L'amore è un attimo, di Jessica Park

Titolo: L'amore è un attimo
Autore: Jessica Park
Pagine: 336
Prezzo: 17,90€
Casa Editrice: Sperling&Kupfer

Trama:
Adottata all'età di sedici anni, dopo una vita trascorsa a rimbalzare da una famiglia all'altra, Allison sa bene che è meglio non fare troppo affidamento sugli altri. Per questo tiene tutti a distanza. Ma, nonostante gli sforzi, ora, al suo terzo anno di università, riuscire a isolarsi è una vera e propria sfida, persino per lei. Nemmeno nascondersi dietro le sue amate cuffie sembra funzionare. E così, un pomeriggio, Allison viene suo malgrado trascinata in una specie di bizzarro esperimento sociale: improvvisamente, si ritrova seduta di fronte a una folla di spettatori, costretta a interagire con un perfetto sconosciuto per tre minuti. Tre semplici, e apparentemente innocui, minuti che la trascineranno in un vortice. Né lei né Esben Baylor, infatti, sono preparati alle conseguenze. Perché proprio quei tre snervanti ed elettrizzanti minuti cambieranno la loro vita per sempre, e per Allison saranno solo l'inizio per capire se per lei è finalmente arrivato il momento di avere fiducia in se stessa, negli altri e, soprattutto, nell'amore. Dopo il successo di Sei in ogni mio respiro e Non ti lascerò cadere, Jessica Park, autrice bestseller del New York Times, torna in libreria con una nuova, romantica e intensa storia d'amore sull'imprevedibilità della vita, che ci ricorda come, a volte, basti davvero un attimo per innamorarsi.

Voto: 3/5

Questo è il primo che ho letto dei libri che ho preso alla fiera di Bologna, e devo dire che mi ha tenuta incollata alle pagine sebbene sia un genere che di solito non leggo. Ebbene sì, la categoria in cui è inserito su Goodreads è quella del New Adult, e lo sapete che io amo invece gli Young Adult come nient'altro al mondo.

Il libro in italiano è L'amore è un attimo, ed è stato pubblicato da Sperling a settembre del 2017.

Ora, la storia ha una trama davvero interessante: un ragazzo famoso su internet, come ne vediamo tanti ultimamente, sta girando un dei suoi video e per caso una ragazza ignara ci finisce in mezzo. Dovranno guardarsi negli occhi per 180 secondi (180 Seconds è il titolo originale) e da qui parte una vicenda che è più una montagna russa che altro, e che davvero non me lo ha fatto mettere giù.

Mi è piaciuta tantissimo l'idea dell'esperimento sociale che li porta insieme, e che fa capire quanto sia in realtà grande il cuore del nostro protagonista maschile, Esben (sorvoliamo sul nome), che usa la sua popolarità per aiutare quante più persone possibile. Viva il bravo ragazzo, che ogni tanto trionfa sul bad boy.
Allison allo stesso tempo ha una storia inusuale: ogni tanto capita di parlare di ragazzi che sono stati adottati, ma non vanno mai d'accordo con i genitori adottivi e soprattutto non avevano l'età di Allison, che è stata finalmente adottata a 16 anni. E' stata una trovata inusuale che mi ha sorpresa, e il padre è davvero una figura dolcissima.

Non mi spingo oltre nella trama perché voglio evitare spoiler, ma voglio parlare brevemente del perché non mi ha convinta del tutto. I cliché. Gli eventi che ritornano sempre. In questo genere di libri c'è sempre qualcuno che ha avuto un passato oscuro, una ragazza che viene violentata, qualcuno che muore, un genitore assente, problemi di soldi... non vi dirò di quale parlo in questo caso specifico, ma quando un dettaglio tragico viene inserito ma aggiunge lo spessore di una suoletta da scarpa al personaggio, evitatevelo e basta. Si cade sempre in questi passaggi e io più che portami la mano al viso in esasperazione non posso fare.

Detto questo, devo dire che tutto sommato lo consiglio. Sono contenta di averlo recuperato in inglese alla Fiera e di averlo letto in una giornata, durante le vacanze di Pasqua.

You can't reach what's in front of you until you let go of what's behind you.

martedì 3 aprile 2018

Perché leggere The Archived e The Unbound, di Victoria Schwab

Tanto tempo fa, in una terra lontana lontana... beh, quasi, Victoria Schwab era una scrittrice alle prime armi e il suo secondo figlio letterario è stato The Archived, primo di una trilogia. Il romanzo parla di questo mondo in cui esiste un Archivio in cui sono contenute le "storie" dei morti, organizzati sugli scaffali nella forma dei corpi in cui hanno vissuto. Ogni tanto, però, capita che alcune di queste Storie riesca a scappare dall'Archivio e quindi ci sia bisogno di Guardiani che le riportino indietro.

Come sempre la trama è intrigante, al confine con l'oscuro, la morte e il macabro da cui Victoria sembra essere molto affascinata (Vicious, City of Ghosts...), e ancora adesso quando prendo in mano il libro mi viene un brividino di paura. Ma, sebbene io non ami le storie del genere, ho adorato l'aspetto spooky e inquietante, che mi faceva girare la pagina per l'ansia di scoprire cosa sarebbe successo e chiudere gli occhi per non vedere allo stesso tempo.

Ho amato il libro. E ho amato il seguito, The Unbound, più di quanto possa dirvi. Non credo che sia il libro della mia vita, ma nel momento in cui l'ho letto mi ha davvero conquistata e anche adesso ripensandoci provo affetto verso quel mondo e quei personaggi. E mi si spezza il cuore a sapere che dal 2014 non ci sono più notizie della pubblicazione del terzo. O meglio: l'autrice ha contratti per serie che hanno venduto di più, che la occuperanno per i prossimi annetti (e capiamola, lei ci si mantiene anche scrivendo questi libri, mica può buttare all'aria i contratti), la casa editrice non ha interesse a pubblicarli e quindi lei sta aspettando che i diritti sul terzo cadano e in più la distanza dalla storia sicuramente non deve essere facile da sostenere, approcciarvisi di nuovo deve essere tosto. Victoria dice però di aver già una trama completa per The Returned, il capitolo conclusivo, che speriamo di vedere comparire su Goodreads prima o poi. Non perderò la speranza.

Oggi vi scrivo proprio perché secondo me bisognerebbe dare una chance a questi libri. Come dicevo non hanno venduto molto, e il fan delle altre serie della Schwab a volte li evitano sapendo che non c'è ancora una data per l'ultimo volume. Ma sbagliano. Sebbene io riconosca la grandezza di un libro come Vicious, di cui tra l'altro quest'anno finalmente avremo il seguito, che io stessa ho amato o di archi narrativi dalla magia complessa come quelli che si trovano nella serie di A darker shade of magic (in italiano: Magic, edito Giunti), vorrei che più persone leggessero questa serie orfana di una conclusione. E comunque, se proprio volete saperlo, grazie alla novella Leave the window open che l'autrice ha pubblicato poco dopo l'uscita del secondo in realtà la storia è semi conclusa, per lo meno non ci sono enormi cliffhanger.

Lo dovreste leggere perché lo stile della Schwab è sempre meraviglioso, ma è meno costruito rispetto a quello che si legge in A darker shade of magic. Sarà il tema, meno fantasy e più contemporaneo, o sarà solamente il fatto che è stato uno dei suoi primi romanzi ma anche per i lettori che faticano di più con l'inglese sarà sicuramente più facile da seguire.
Si tratta di una storia tutta diversa: tante emozioni entrano in gioco quando si parla delle memorie dei morti, soprattutto se per caso capita di incontrare qualcuno che si conosceva.
Il protagonista maschile è una vera chicca, ve lo dico io. Ha un nome che tiene nascosto, a volte porta l'eyeliner e a volte porta l'uniforme della scuola... non sai mai cosa aspettarti da lui. Se non qualche battuta tendente al flirt.
Entrambi i volumi non superano le 360 pagine e si leggono talmente in fretta che non vi sembrerà neanche vero.
Se ancora non vi ho convinti non so come altro fare, quindi spero che gli darete una possibilità. Se doveste leggerli, fatemi sapere cosa ne pensate, e se invece non ne avete intenzione... almeno pregate per me/con me che prima o poi arrivi il terzo volume.


News: 
Dopo aver scritto questo articolo/supplica ho dato un'ultima occhiata in giro e mi è saltato fuori questo. Si tratta di un volume contente i due romanzi e la novella, in pubblicazione ad agosto 2018.
Che sia un buon segno? Un modo per riportare all'attenzione la serie prima del volume conclusivo? Oppure una chiusura definitiva?
Victoria non ha parlato del terzo volume su Twitter e quando le hanno chiesto se era nelle "cose segrete" del 2018 ha risposto di no. Ma magari nel 2019?


giovedì 29 marzo 2018

Novità! Un altro giorno ancora, di Bianca Marconero

Voi lo sapete che fondamentalmente io mi esalto per sole due autrici italiane: Virginia de Winter e Bianca Marconero. Quindi potevo mai non farvi sapere di questa uscita?

Titolo: Un altro giorno ancora
Autore: Bianca Marconero
Pagine: 416
Prezzo: 9,90€
Casa Editrice: Newton Compton
DATA DI USCITA: 19 aprile 2018
Trama:
Elisa Hoffman ha imparato presto a cavarsela da sola. Ultima di cinque fratelli, vive per la famiglia e per l’equitazione. L’esclusivo maneggio in cui lavora, alle porte di Milano, è il posto che ama di più al mondo, e mette da parte tutti i risparmi per riuscire a comprarsi Sparkle, un cavallo che ha addestrato per mesi. Tutti i suoi sogni, però, si infrangono alla notizia che Andrea, un ragazzo terribilmente bello e ricco, ha offerto più soldi e ha acquistato il cavallo che le era stato promesso. Elisa non si dà pace e riversa su di lui tutto il suo risentimento. Ma Andrea è davvero così freddo come sembra, o sotto il ghiaccio si nasconde qualcosa di diverso? Un imprevisto, un accordo e un’inattesa amicizia con il nemico permettono a Elisa di scoprire che il ragazzo, in realtà, possiede delle qualità inaspettate… Una storia sull’amore in tutte le sue declinazioni, e sui sentimenti che, come fiori selvatici, crescono in silenzio, senza che nessuno li annaffi.

Cosa ne pensate? Io non vedo l'ora di leggerlo!

lunedì 19 marzo 2018

How to: Iniziare un Bullet Journal

Continuate a sentirne parlare in giro ma non avete ancora capito bene di cosa si tratta? 
Volete capire se fa per voi? 
Allora spero di potervi dare qualche spiegazione in merito!

Il Bullet Journal mi ha cambiato la vita.
Per anni, secoli e millenni ho sempre pensato che l'agenda organizzata e a colori pastello in stile Ashley Olsen in Una pazza giornata a New York. E invece, oggi, non so come farei a girare con qualcosa di più spesso del mio Bullet.

Che cos'è?
Semplice: un diario, un'agenda, un blocco per appunti, un blocco per disegni, una to do list. Tutto racchiuso in un delizioso quaderno colorato.
QUI trovate il meraviglioso, e semplicissimo, sito dedicato al BJ in cui il suo creatore vi spiega tutto passo per passo. 

Cosa mi piace tanto del metodo Bullet Journal?
Sicuramente diverse cose. Mi piace che sia personalizzabile al massimo, ovvero che possa essere semplicissimo e senza fronzoli oppure decorato in ogni minimo angolino e pieno di colori. Funziona sia per chi ha poco tempo e non ama lavorarci ma ha essenzialmente bisogno di un posto dove appuntare impegni vari, sia per chi ha voglia di dare sfogo ad una vena creativa che non sa come incanalare altrimenti. Con il Bullet ho imparato, ad esempio, ad utilizzare le penne calligrafiche e le brush pen mentre prima la mia calligrafia faceva davvero pena (e devo decisamente migliorare ancora).
Tracker di Marzo
Ma la personalizzazione non si basa solo sulla decorazione! Si tratta anche del contenuto del BuJo - come viene anche chiamato. In pratica voi potete decidere se avere una visione mensile, settimanale o entrambe. Potete inserire degli schemi per migliorarvi, come il Level 10 Life, oppure uno schema per tenere traccia - quindi un tracker - delle abitudini mensili che possono essere utili da vedere a fine mese. 
Mi piace anche che sia sostanzialmente un metodo immediato: piccoli simboli ti fanno subito capire se si tratta di un evento, di qualcosa da fare e se è stato fatto, rimandato o annullato. Insomma, non ci si può sbagliare. 

La scelta del quaderno
Il Re indiscusso dei Bullet Jurnal è il Leuchtturm 1917, specialmente quello puntinato. So che alcuni potrebbero essere scettici nei confronti dei puntini, come lo ero io, ma dopo mesi a lavorare su una Moleskine a righe nel 2017 (che comunque amo alla follia) ho finalmente comprato il Leuchtturm puntinato per il 2018 e mi ci trovo benissimo. 
Detto questo, va bene realmente un quaderno qualsiasi: bianco, a righe, a quadretti o puntinato, basta che vi ci troviate bene voi. Potete benissimo fare delle prove e vedere come vi trovate meglio, oppure buttarvi su quello che vi ispira e imparare con il tempo.

Come si usa
Al di là dei vari fronzoli che ci potete aggiungere (e che a me piacciono tanto) l'idea di base è che sotto ogni giorno (potete scegliere di creare giorno per giorno, io preferisco crearmi tutto il mese o almeno la settimana) voi scriviate quello che vi serve. Ci sono vari simboli che è convenzione usare, ma potete modificarli, evitarli, usarne solo alcuni o inventarli voi.

 Il pallino serve a indicare ogni cosa da fare (o task), che poi viene modificato in:
x La x significa che quella cosa è stata fatta
> La freccina in avanti che è stata rimandata ad un altro giorno
< La freccina indietro significa che avete dovuto programmare un evento (es. cena il mese prossimo con tizio)
o La o indica un evento (compleanni, viaggi, programmi vari)
- Il trattino indica le note

In aggiunta:
* L'asterisco significa che una certa cosa ha la priorità
! Il punto esclamativo segna un'idea particolarmente brillante, qualcosa che da ispirazione
° Un piccolo occhio dovrebbe essere usato quando la task richiede ulteriori ricerche (ma chi l'ha mai usato?!)

Quattro consigli

  • Non abbiate paura di sbagliare
Ho visto mille post sul gruppo di Facebook dedicato al BJ di persone che dicevano di aver paura ad iniziare per rovinare il quaderno. Beh, ma solo sbagliando si può imparare e soprattutto capire cosa ci piace o meno. Trial and error, gente. Trial and error.
  • Sperimentate
Non sempre le cose che riguardano il Bj sono complicate come sempre e magari facendo qualche tentativo potreste trovare il metodo che fa per voi, l'impaginazione perfetta, i colori che amate di più insieme... insomma, se voi guardaste tutto il mio quaderno vi verrebbero i brividi per tutte le volte che ho cambiato setting! Ora ne ho due che mi piacciono in particolare e li alterno. 
  • A volte il BuJo sarà più vuoto e a volte più pieno, non demoralizzatevi
Quello di cui avevo più paura era l'idea di essere incostante, che è sempre stato uno dei miei grandi difetti. E in effetti avevo scommesso con me stessa che non avrei raggiunto i sei mesi di Bullet Journal, e invece eccomi qui! E' ovvio: ci sono stati periodi in cui lo aggiornavo più volte al giorni e settimane in cui scrivevo una volta sola e lo usavo solo per ricordami cose che avevo già prefissato (appuntamenti, cose da fare...). Ma non per questo ho smesso di creare il set up mensile ogni volta che il mese precedente era agli sgoccioli. Evviva!
  • Prendete ispirazione dagli altri
Ho letto anche di qualcuno che sosteneva che il Bj dovesse essere diverso per ogni persona, di altri che si sentivano in colpa ad aver preso quel o quell'altro dettaglio dalla foto di qualcuno che neanche conoscevano. Ma insomma! Altrimenti a cosa serve condividere le foto del proprio bullet? Se c'è un particolare che vi piace, o intere pagine, ricreatele al meglio che potete e poi pian piano riuscirete a fare le vostre aggiunte. "Copiare" è normalissimo, soprattutto all'inizio.

C'è qualcosa che vi interessa in particolare? 
Avete qualche domanda? 
Usate già questo metodo?

mercoledì 7 marzo 2018

Recensione: La principessa si salva da sola, di Amanda Lovelace

Titolo: La principessa si salva da sola
Autore: Amanda Lovelace
Pagine: 195
Prezzo: 15,00 €
Casa Editrice: Sperling & Kupfer

Trama: Una giovane donna mette nero su bianco frammenti della sua anima: parole che ripercorrono le tappe di un percorso di crescita, accettazione e scoperta - di sé, del proprio valore e della propria forza. Un viaggio in versi attraverso l'esperienza dell'amore e del dolore, della perdita e della rinascita. Si ricorda bambina, quando credeva nelle favole e aspettava un principe che arrivasse a salvarla. Si rivede prigioniera in una torre inespugnabile, vittima di sguardi, giudizi e false promesse, intrappolata in un corpo che lei stessa non aveva ancora imparato ad amare, fragile custode di un cuore di cristallo. Fino a quando, costretta dal destino ad attraversare il fuoco, capisce di non esserne stata annientata, di poter rimettere insieme tutti i pezzi, uno dopo l'altro, parola dopo parola. Scoprendo proprio in quelle parole, che sempre le hanno dato conforto, l'arma più potente per difendersi e salvarsi da sé, unica regina della propria vita. Amanda Lovelace ci accompagna in un viaggio catartico, un esempio di resilienza, un messaggio per tutte le donne: se vuoi ribaltare gli stereotipi e sfuggire ai ruoli che gli altri intendono cucirti addosso, scrivi da sola la tua storia.

Voto: 3/5

Devo dire che ero davvero curiosa di questo libro. Lo avevo in wishlist in inglese da almeno un anno su Amazon, e mi incuriosiva ancora di più della tanto discussa raccolta Milk & Honey di Rupi Kaur, perché già dal titolo si capiva che l'evoluzione della protagonista/autrice sarebbe stata molto interessante.

Io però devo premettere che sono una studentessa di letteratura. Che amo la poesia del 1800. Che non credo che una poesia sia semplicemente l'andare a capo lasciando un verso in enjambement. Mi piace poter analizzare una poesia e cercarne un significato più nascosto.

al bambino sopravvissuto.
perché è grazie a te se oggi sono
la ragazza sopravvissuta.
tu forse avevi
solo una saetta
per dimostrarlo,
ma il mio corpo è 
una tempesta di fulmini.
ϟ

Detto questo ammetto che la raccolta della Lovelace non mi è dispiaciuta, più che altro per la sfumatura personale che ha tutta la sua narrazione. E' come se riversasse tutto il suo cuore, la sua sofferenza e le sue emozioni fortemente contrastanti su una pagina. Questa poesia da instagram non è poesia, ma è sicuramente sentimento.

Affrontiamo con lei perdite, sofferenze, maltrattamenti, ma anche rinascita, amore e scoperta di se stessa. In più una parte finale, distaccata dalla sua storia personale, volta ad ispirare le donne in ogni campo e sfaccettatura.

Se volete leggere della vita di una ragazza che non si salva del tutto da sola, ma come le persone umane ha bisogno di aiuto. Se volete una lettura super veloce, lunga quanto il Pilot di Una mamma per amica (credetemi, perché l'ho letto mentre il telefilm faceva da sottofondo). Se volete sperimentare con questo genere di scrittura che magari vi intriga, provateci.
Se invece pensate che non possa soddisfarvi, sfogliatelo in libreria prima di comprarlo e vedete se vi suscita qualcosa.

«cosa farai 
con la tua laurea 
in inglese?»

[...]

«non lo so.»

- & non saperlo va benissimo.

venerdì 23 febbraio 2018

Recensione: Nowhere Girls, di Amy Reed

Titolo: Nowhere girls
Autore: Amy Reed
Pagine: 368
Prezzo: 17,00 €
Casa Editrice: Piemme

Trama: 
Chi sono le Nowhere Girls? Sono tutte le ragazze, ma per cominciare sono in tre: Grace, tenera e impacciata, è nuova in città, dove si è dovuta trasferire a causa dei pregiudizi nei confronti della madre; Rosina, lesbica e punk, sogna di diventare una rockstar, ma è costretta a lavorare nel ristorante messicano di famiglia; ed Erin, un'asperger con due fissazioni, Star Trek e la biologia marina, vorrebbe assomigliare a un androide ed essere in grado di neutralizzare le emozioni. In seguito a un episodio di stupro rimasto impunito, le tre amiche danno vita a un gruppo anonimo di ragazze per combattere il sessismo nella scuola. Le Nowhere Girls.


Voto: 4/5

Siamo tutti consapevoli della cultura dello stupro, che oggigiorno è più diffusa che mai. Tante ragazze, e magari ragazzi, sanno cosa vuol dire essere guardate in una certa maniera, essere sfiorate un po' troppo spesso, per non dire di peggio. E fondamentalmente è questo ciò di cui parla il libro. Di questo e di tre ragazze che hanno preso una decisione che ne coinvolgerà molte altre, persone che magari neanche conoscono.

Silenzio non significa "sì".

Il romanzo si inserisce in questo momento delicato dove le denunce per sexual harassment e violenza non smettono mai di arrivare e movimenti come #MeToo e TimesUp sono conosciuti da tutti. Ma qui si parla di scala globale, mentre nel nostro romanzo siamo in una piccola cittadina, chiusa, bigotta, che si preoccupa più della reputazione che di qualsiasi altra cosa.

Le cose che mi sono piaciute di più sono la delicatezza con cui il tema è stato trattato, senza però mai sminuirlo. I momenti di leggerezza non servono ad alleggerire il romanzo quanto a renderlo vero, perché nella vita di tutti i giorni c'è sia buio che luce, no?

E poi la diversità nei personaggi. Se avessero scritto un romanzo del genere includendo solo ricche ragazze bianche sarebbe decisamente irrealistico, perché ricordiamoci che la popolazione americana è decisamente multietnica, e forse anche un po' offensivo. Detto questo nel romanzo invece ci sono ragazze, e ragazzi, di diverse le etnie (ispanici e persone di colore, per esempio), di diverso orientamento sessuale e anche di diversa religione o atei. E soprattutto si parla anche di malattia, fisica e mentale, perché ricordiamoci che anche questo è un grande argomento di cui non si parla abbastanza. Un bel melting pot di situazioni e persone diverse, con background diversi che però si accorgono dell'importanza di fare qualcosa quando la situazione davanti a loro si presenta così disastrosa.
Ognuna di queste ragazze ha la possibilità di farvi leggere il suo punto di vista, con dei capitoli dedicati ad ognuna di loro, e poi abbiamo dei capitoli collettivi, con le voci di tante persone, alcune che neanche vengono nominate per dare un quadro più ampio della situazione, per non escludere davvero nessuno.

Questo libro è stato in grado di disgustarmi, nei momenti in cui le parole di certi personaggi andavano a briglia sciolta, senza farsi troppi problemi ad insultare, a spaventare e a prendersi libertà che non avevano nei confronti di altre ragazze. Allo stesso tempo però mi ha dato tanta speranza, perché le cose possono migliorare se siamo uniti (sì, essere femministe non significa tagliare fuori dal mondo gli uomini) e ci sosteniamo a vicenda come fanno le Nowhere girls.

Quando non sei nessuno, non hai nulla da perdere

E pensateci: lo so che è fiction, ma la Nowhere girls sono proprio queste, ragazze che vengono da Nowhere, cioè che vengono da un buco di paese che non conosce nessuno, ma allo stesso tempo sono ovunque, come avrete modo di leggere, perché questi fatti accadono ovunque e ci sono altri ragazze e ragazzi che la pensano esattamente così, e cioè che tutto questo deve finire. E sono ragazze che pensano di non essere nessuno, che pensano di non valere niente, che non andranno mai da nessuna parte, e invece creano qualcosa che nessuno prima era riuscito a fare. Ognuna ha qualcosa con cui contribuire, non dimenticatelo.

Se avete voglia di una lettura che prima vi farà sentire estremamente giù, ma che man mano che vi avvicinate alla fine vi darà speranza; se volete leggere qualcosa con personaggi di cui in genere non si legge; se siete anche solo curiosi provate a leggere questo libro. Spero che non ve ne pentirete.

Perché le ragazze sono inarrestabili
Sono un esercito
Sono un corpo unico

giovedì 15 febbraio 2018

Recensione: La verità sul caso Harry Quebert, di Joel Dicker

Titolo: La verità sul caso Harry Quebert
Autore: Joel Dicker
Pagine: 779
Prezzo: 9,90€
Casa Editrice: Bompiani

Trama: 
Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito. Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d'America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell'oceano. Convinto dell'innocenza di Harry Quebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Marcus, dopo oltre trent'anni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo.

Voto: 3.5/5

Vi scrivo con i miei nuovi occhiali e mi sento molto intellettuale. No, non avevo mai portato gli occhiali; no, non mi è calata la vista (ho ancora 12/10), ma sono solo lenti da riposo, anti riflesso per il pc e bla bla bla. 
Detto questo, sono qui a parlarvi di un libro lunghissimo (700 pagine) che però ho letto in pochissimo (3 giorni) e che mi ha dato gli incubi (e voi direte "ma quando mai").

Si tratta della Verità sul caso Harry Quebert (che ancora non ho capito come si pronuncia, perché mi viene alla francese ma qui siamo ad Aurora, negli Stati Uniti, e di Francia non si parla proprio quindi bho). 
Marcus è uno scrittore che ha avuto una breve fama e, quando viene il momento di scrivere il suo secondo libro, è completamente bloccato dalla sindrome da pagina bianca. Non riesce a scrivere manco una riga. Allora si rivolge al suo mentore, al suo maestro, uno dei più grandi scrittori americani: Harry Quebert, l'autore de Le origini del male. Se pensate di aver già sentito questo titolo vi dico subito che lo pensavo anche io, ma si tratta di un film con un rating davvero davvero basso, ho controllato, per cui sulla fiducia non guardatelo. 
Ad ogni modo Marcus giunge proprio in tempo ad Aurora: solo a qualche mese dalla scadenza dal suo contratto con la casa editrice nel giardino della villa di Harry viene ritrovato il cadavere di una ragazza di 15 anni che era scomparsa 33 anni prima, e mai ritrovata. Harry viene indagato e Marcus si batte per ristabilire il suo nome. Da qui si snodano le indagini, piuttosto difficili visto il lungo tempo trascorso, che si intrecciano a ricordi di Marcus, di Harry e episodi riguardanti Nola, la ragazzina.
Non vi svelo altro ma, dal basso della mia esperienza con i romanzi del genere, posso dire che a me suonava intrigante. E lo è stato.

Harry, in una delle sue lezioni di vita a Marcus, gli dice che un libro davvero bello è un libro che ti dispiace di aver finito. A me non dispiace di aver finito La verità sul caso Harry Quebert, un po' perché se non lo avessi finito non avrei mai risolto il mistero - che poi è il motivo stesso per cui questo libro esiste - , un po' perché un paio di particolari sono quelli che mi hanno dato i famosi incubi, e infine un po' perché, per quanto mi sia piaciuto leggerlo, i personaggi dei murder misteries non mi lasciano mai granché. E credo che sia anche giusto, in fondo l'obbiettivo del libro è un altro. Con questo volume in particolare però i personaggi mi sono sembrati un po' delle caricature: le figure delle madri sono tutte fuori di testa, lo scrittore è stereotipato - Harry e Marcus si assomigliano moltissimo, e i buoni non sono ovviamente mai quelli che crediamo.

Detto questo mi ha sicuramente intrattenuta, non volevo mai smettere di leggerlo nonostante la mole all'inizio mi spaventasse e lo ringrazio per avermi tirato fuori da una spirale di YA che mi stavano deludendo uno dopo l'altro (sì, durante gli esami si possono fare anche letture più impegnative).

Ho notato, leggendo alcune recensioni, che questo libro viene ugualmente amato o odiato. Io penso di essere più nella categoria di chi lo ha amato, con un punto da riconoscere sul problema dei personaggi a quelli che invece lo criticano. 

In ogni caso lo consiglio per tanti motivi: le 700+ pagine non spaventano perché si continua a girarle senza volersi fermare; il mistero si infittisce proprio quando si pensa di averlo risolto (ma non scherziamo, sapevamo tutti - tranne Marcus - che non era ancora risolto); se avete bisogno di un genere che solitamente non leggete, per cambiare, perché vi va oppure per distrarvi come me potete benissimo prendere in mano questo e farvi anche voi una opinione più dettagliata su un libro vincitore di numerosi premi.
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